Un singolo, intenso ricordo di viaggio
Un singolo, intenso ricordo di viaggio

Quindici giorni fa Maurizio è passato qui con il Boreas.
Mi ha scritto che era sotto 30 nodi di vento da nord, che almeno fino a Massawa sarebbe stata tutta una divertente cavalcata sul vento, che avrebbe desiderato stare su El Safir per potersela godere al meglio.
Ma le previsioni scaricate oggi da internet dicono altro. Dicono che anche qui il tempo comincia a fare scherzi strani. Noi lo sappiamo ma non vogliamo crederci.
Perchè la veleggiata di ieri e di stanotte ci ha fatto illudere, e speriamo, contro ogni previsione, di trovare ancora vento.
Da anni la calma di vento arriva a fine ottobre e preannuncia il forte vento da sud che di solito comincia a spirare i primi di novembre.
Il vento che vorrei evitare di incontrare a Bab El Mandeb, la porta sud del mar Rosso.
In realtà ho programmato la traversata, ho considerato eventuali imprevisti, ho pianificato i tempi, tutto per superare quella strettoia con calma di vento.
Il vento da sud arriva direttamente dal monsone indiano e si incanala con maggiore forza dove si incontrano le acque del mar Rosso e quelle del mar arabico, con effetti a dir poco preoccupanti.
Tra l’altro lì si concentra anche il passaggio di grossi container e petroliere …
Ma temo proprio che la stagione sia in anticipo di una quindicina di giorni.
E la calma di vento arriva quando e dove non serve…
Ho provato ad accenarlo ai miei compagni di viaggio, ma ogni volta il discorso “distrattamente” cade e si comincia a parlare d’altro.
Forse, in modo un pò scaramantico, nessuno ha voglia di approfondirlo troppo e così navighiamo tranquilli, teniamo la randa su ma, intanto, stiamo andando a motore.
Sul ponte di El Safir si è posato un uccellino, sembra un passerotto.
Non abbiamo terra in vista … chissa da dove arriva e quanto avrà volato?
Sarà stanco. Non è un uccello marino e non può posarsi in mare per prendere fiato.
Trotterella spavaldo sul teck ma poi salta sul gommone, vola sulla timoneria o intorno all’albero della barca quando sente troppo vicina la nostra presenza.
Ora è appollaiato con le penne gonfie sulla punta della scaletta.
Sta scrutando attentamente la barca e sembra domandarsi:
<< ... A che serve questo groviglio di corde, cavi, ferri, bitte e palloni?
Questi qua, così stravaccati a sonnolenti, prima o poi faranno qualcosa?
Insomma, quando inizia lo spettacolo? ... >>
Maria Teresa, per tenere buono il nostro unico spettatore, riempie d’acqua una ciotolina e distribuisce molliche di pane e fette biscottate sbriciolate in giro, in punti strategici, sulla coperta di El Safir.
Lo spettatore però, non convinto, vola via ed ora camminare a piedi scalzi sul ponte è tutto un appiccicarsi di malloppi mollicosi e pizzicarsi sulle crostine biscottate.
In effetti la barca sta diventando giorno dopo giorno sempre più incasinata …
Costumi da bagno, asciugamani e cerate, scarpe da barca, scarpe da terra, ciabatte da doccia, “traboccano” dalle cabine e invadono El Safir.
Ogni tanto facciamo ordine nel salone ma è tutto uno spostare le cose da qua a là, e poi di nuovo qua, specie se sono umide. E in poco tempo siamo punto e a capo.
L’aspirapolvere non si può usare – in navigazione non c’è la 220 – così passiamo la scopetta … e la polvere del deserto dagli angoli và a posarsi sulle mensole.
Ogni tanto penso a “grandi pulizie”, ma sapendo quanto tempo richiede, subito ci rinuncio. Per adesso facciamo solo l’indispensabile e recuperiamo un po’ di sonno.
Questo, naturalmente, non succede durante le crociere. ![]()
La barca è sempre linda e perfetta in quei casi e non c’è un ago fuori posto.
Ma durante i trasferimenti è tutta un’altra cosa.
Vale anche per i catamarani francesi su cui siamo saliti una sera ad Ismilia.
Nuovi da consegnare e con le tappezzerie completamente protette dal cellophan, mostravano le “evidenti” tracce della vita a bordo ed i resti dei festini serali facevano sembrare El Safir, nonostante tutto, una bella signora con il trucco ancora a posto…
Nel frattempo un pesce ha abboccato e si è attaccato all’amo.
Evvai !!
Potrebbe essere un marlyn.
Ha una vistosa pinna su dorso ed un naso pronunciato. Squame verdi dai riflessi gialli. Non guizza più e chissà da quanto tempo lo trascinavamo …
Lo issiamo velocemente a bordo anche perchè, sotto poppa, nuota uno squaletto.
Non sembra abbastanza coraggioso da azzannare la preda ma, da come saetta meglio non dargli tempo per ripensarci …
Inizia “il pescatore” con il rito della pulitura del pesce ed in breve è bell’e sfilettato.
Poi subentra “lo chef” che si organizza per cucinarlo a puntino …
Ancora pochi minuti e ci mettiamo a tavola.
La lenza intanto è giù di nuovo: ci abbiamo preso gusto e magari riusciamo ad allontanare per un pò la minaccia incombente dei fagioli in scatola che Roberto ci ha già rifilato in tutte le salse …
Per ben due volte, nel pomeriggio gli ami vengono strappati ed anche l’esca fatta di pezzi di stracci colorati viene portata via.
Alla fine mettiamo su la retina verde del sacchetto delle patate.
Portano via anche quella. Saranno barracuda?
Non abbiamo una lenza abbastanza resistente e non abbiamo più ami grandi.
Ma va bene così. E’ un pesce di parecchi chili e ce n’è in congelatore per alcuni giorni
Quello che segue l’ho scritto tre giorni dopo.
Durante la notte ho avuto una colica intestinale e le forti fitte al diaframma mi hanno tolto le energie al punto da non riuscire a stare in piedi …
Sono l’unico a star male – a questo punto meglio così – anche se abbiamo mangiato e bevuto le stesse cose. Impiegherò due giorni per riprendermi completamente.
Nel frattempo siamo arrivati a Port Sudan ma ci siamo fermati solo il tempo di fare i rifornimenti, per cui, stavolta, la città non l’abbiamo vista affatto.
In passato c’ero rimasto una settimana ad aiutare Maurizio nella manutenzione del Boreas e ho il ricordo di una città poverissima.
Era la prima volta che “vedevo” l’Africa ed ero rimasto scioccato.
Quello shock è stato anche l’inizio dell’amore per questo paese e, tornato a casa, ho cominciato a sentire una strana nostalgia e a capire finalmente cos’è il “Mal d’Africa”.
Le immagini viste in tv non danno conto degli odori, non sanno rendere l’intensità degli sguardi, non possono farti toccare con mano i drammi e le contraddizioni …
Ricordo una strada polverosa, con un filo di asfalto, sfaldato, al centro ed i segni della civiltà – sacchetti e bidoni di plastica, rottami di auto e scheletri di camion – sparsi in giro, da per tutto.
Per pochi centesimi i ragazzini lavavano la nostra moto mentre noi, bevendo succo di mango, guardavamo le strane sagome nere delle donne in burqa: coperte dalla testa ai piedi e coi guanti per nascondere al mondo ogni centimetro visibile di pelle.
Una luce tagliente filtrava dalle persiane accostate di un ufficio e spandeva sulla strada il fumo del sigaro di un uomo. Era molto sudato, grasso e falsamente simpatico.
Un’atmosfera surreale ancora oggi nitida nella mia memoria.
Un singolo, intenso ricordo di viaggio.
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Marco
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