Massawa
Massawa
Il “Port Control Office” ci indirizza già via radio al posto in banchina. L’Ufficiale ci aspetta sul molo, è cortese e parla italiano
(poi scopro che è la stessa persona sentita per radio: un vero factotum! Qui a Massawa molta gente parla italiano.
Anche i giovani che non hanno vissuto il periodo coloniale)
In breve ci informa sulle procedure da sbrigare: pagamento del porto, pratica all’ufficio immigrazione, rifornimenti d’acqua e di gasolio.
Il visto d’ingresso sul passaporto non occorre se giri per la città ma è necessario per andare fino ad Asmara. Maria Teresa vorrebbe prendere l’aereo per l’Italia e quindi lei ed io decidiamo di richiederlo per andare in aeroporto.
Sono 40 USD a testa ed una fototessera. Incredibile, ce l’abbiamo entrambi.
Tutto merito dei saggi consigli di Federico, il nostro consulente turistico.
L’impiegato di dogana è molto paziente e tiene aperto l’ufficio dopo il normale orario per noi – affannati tra le mille cose. Il fatto di essere italiani ci favorisce: hanno un buon ricordo della nostra presenza e delle cose che abbiamo fatto.
Quando parlando con uno del posto, conosciuto in un momento di relax, gli ricordo però che noi eravamo gli invasori e che ne abbiamo combinate .. “delle belle!”, lui fa un gesto come per scacciare delle mosche immaginarie, guarda in alto abbassando le palpebre sopra le pupille ed emette con le labbra una “specie di schiocco”.
Come dire: lascia stare, questo non conta, non se lo ricorda nessuno.
Anche l’Ufficiale del porto – Michael – alla nostra spontaneità, rompe le formalità e ci tratta ora con maggiore familiarità e con la voglia di esserci amico.
Parliamo della sua famiglia, della situazione generale in Eritrea, facciamo qualche battuta scherzosa e quasi si arriva alle pacche sulle spalle.
Al bar, sorseggiando il primo thè eritreo, organizziamo con il proprietario del locale il trasporto con un furgoncino del rifornimento di gasolio. Un altro factotum, non so quanti servizi sarebbe stato in grado i fornirci …
Bisogna prevedere mance per tutti, ma ce la caviamo con cifre contenute: 1 dollaro a testa o poco più.
Risolte tutte le necessità, possiamo finalmente guardarci intorno. E vediamo Massawa.
Già prima, dalla barca, ci eravamo accorti di alcuni relitti di fabbricati.
Distruzioni belliche, probabilmente dovute alla guerra con l’Etiopia
Ma, nonostante questo, la città si presenta graziosa ed interessante.
Sarà per un senso di armonia che l’architettura coloniale italiana ha saputo darle …
Sarà per il nucleo originario di formazione araba, tutt’ora intensamente abitato …
sta di fatto che Massawa sembra molto accogliente.
E sembra essersi salvata da quella impronta di sviluppo consumistico e tecnologico che ha snaturato tradizioni e costumi di tanti altri luoghi in Africa.
La città appare pulita e curata dai suoi abitanti.
Anche quando camminiamo per stradine secondarie, di terra, e incontriamo i segni della vita domestica che si svolge anche all’esterno, costume tipico dei paesi caldi.
Brande di ferro e paglia sono un po’ dovunque e piccoli gazebi coperti da foglie di palma proteggono secchi di latta utilizzati a mò di fornelli a carbone. Le donne vi cuociono il pane da poco impastato, sedute sul pavimento dell’unica stanza della casa.
Che a sbirciare da fuori, appare ingombro di oggetti, tessuti vivaci e popolato da un nugolo di allegri bambini.
La popolazione in Eritrea si divide in più religioni: cristiani copti (credo siano la maggioranza), ebrei e musulmani. Comunque girando per strada non noti quella costrizione di comportamenti che spesso si avverte nei paesi arabi.
Le donne sono vestite come africane – con vestiti dai colori vivaci – o all’occidentale.
Ne ho viste poche con le tuniche e comunque sono quasi tutte a viso scoperto.
La gente sembra serena: i bar non mancano e spesso puoi sederti ai tavolini sotto i porticati dei palazzi bizantino-italioti a sorseggiare un thè o gustarti una buona birra.
Ho visto molti giovani e di sera il ritmo festoso della musica risuona sotto i portici …
La sensazione è quella di respirare l’atmosfera calorosa del centro america – quasi caraibica – piuttosto che dei paesi arabo-africani.
Nel pomeriggio un assembramento di sedie ingombrava metà della strada sulla parte d’ombra ed una trentina di persone, di tutte le età, uomini e donne, radunate intorno all’unico televisore disponibile, erano intensamente concentrati, ma con fervore ed entusiasmo, a seguire non so più quale partita di calcio.
Come in Italia, del resto, durante i campionati importanti.
Ma qui, anche solo poter guardare la tv è una festa e poche se ne vedono nelle case.
Quasi camminadoci in mezzo, mentre osservavamo incuriositi l’ … evento, siamo stati invitati più volte a sederci su seggiole subito messeci a disposizione, ed in un attimo eravamo già informati dell’andamento di tutta la partita.
Siete italiani? E’ sempre la prima domanda.
Le ragazze sono bellissime e sento che potrei innamorarmi pazzamente di ognuna …
I loro lineamenti sono molto delicati, il colorito non è scurissimo e hanno occhi e sguardi così intensi e gentili da renderle tutte molto dolci e suadenti.
Avevo già sentito dire che le eritree sono tra le donne più belle al mondo.
Che dire … concordo e sottoscrivo!
A Massawa non abbiamo trovato agenzie per prenotare il volo di Maria Teresa e così siamo andati alla ricerca di italiani che potessero consigliarci.
E abbiamo conosciuto Gino, un italiano che gestisce il Dalhak Hotel. Manco a dirlo è stato estremamente disponibile, mettendoci a disposizione informazioni, numeri telefonici ed un suo collaboratore che ha fatto ogni ricerca possibile. Alla fine, pur essendo sabato (festivo anche qui; è una maledizione per noi!) siamo riusciti a prenotare un volo Lufthansa con itinerario da capogiro e a un prezzo folle. Ma tant’è!
Gino si è così appassionato del nostro viaggio in barca e che ci ha chiesto di tornare a trovarlo nel pomeriggio. Seduti ad un bar, chiacchierando piacevolmente, ci ha raccontato com’è la situazione generale in Eritrea.
Non è facile restituire qui i concetti e con le semplificazioni si corre sempre il grosso rischio di alterare la realtà.
Ma ormai ho iniziato il discorso e ci voglio perlomeno provare. Quindi …
La guerra contro l’Etiopia è stata fatta per ottenere l’indipendenza ed anche per dare dimostrazione del valore umano e delle capacità del popolo eritreo.
Una sorta di punto d’orgoglio nazionale.
Alla fine della guerra, un governo di ispirazione comunista, spinge il paese ad un’economia di autosufficienza cercando di evitare i rischi del capitalismo internazionale.
E tiene sotto controllo diretto e dirigistico tutte le maggiori attività commerciali.
Allontanati gli interessi delle multinazionali hanno ritenuto di poter mettere in atto i progetti di sviluppo con le risorse interne. (ndr: se uno straniero riesce ad impiantare un’attività di successo, sembra che rischi di vedersela confiscare dallo stato)
Il risultato? A fronte di alcune cose che sembra funzionino egregiamente, come i servizi sociali e la sanità – il paese è ancora molto povero e il prezzo più caro lo pagano i più deboli.
Le risorse sono scarse ed i commerci sono a zero: l’Etiopia, che non ha sbocco sul mare, ha spostato i suoi collegamenti attraverso Gibuti.
Il porto di Massawa, prima un importante snodo per gran parte dell’Africa centro settentrionale, è ora completamente vuoto ed immobile
Mentre sono qui vedo solo una nave da cui si scaricano derrate di farina di farro. Vengono inviate alla capitale per essere suddivise e redistribuite equamente nel paese e consegnate alle famiglie in forma razionata attraverso tessere alimentari
Ma le quantità sono ancora oggi insufficienti.
Questo genera un mercato nero di beni di consumo e quindi delle valute.
Di conseguenza i turisti devono dichiarare i soldi che hanno con sé e, al ritorno, devono documentare quelli spesi, cioè mancanti, con ricevute di cambio in banca.
Per muoversi nel paese – sapremo in seguito – gli stranieri devono farsi fare dall’ufficio turistico un programma / itinerario di viaggio, da esibire ai posti di blocco militari in uscita dalle città.
Qui non mi risulta che ci siano embarghi ma, non vi sembra di averla già sentita una storia simile?
La gente per strada ti chiede qualcosa, ma lo fa con delicatezza e discrezione. Anche i piccoli sembrano meno insistenti del solito ed accettano di buon grado anche un no.
Una donna davanti casa ci invita ad entrare da lei per un caffè allo zenzero.
Avrei accettato volentieri se non avessimo avuto un appuntamento.
(Decido di tornare da lei il giorno dopo con alcuni pacchi di farina che ho a bordo ma poi, alla fine, ripartirò da Massawa senza esserci riuscito. E con un sottile senso di colpa…)
Siete italiani anche voi?
Non so più come sia andata né chi abbia per primo detto ciao … ma il caso ci ha riservato la sorpresa di un piacevole incontro con un gruppo di insegnanti della scuola italiana di Asmara. E dei loro amici.
Una parola tira l’altra, le chiacchiere scorrono con spontaneità e la curiosità per i reciproci racconti sale, fino a decidere di rimanere a cena insieme in un ristorante.
Come accade talvolta con le persone incontrate in giro per il mondo, si stabilisce una bella sintonia e la storia della loro particolare esperienza ci coinvolge.
Ci raccontano la loro vita in Eritrea e le loro attività musicali itineranti.
Emergono altri dettagli che completano il quadro delle vicende sociali e politiche del paese e la serata trascorre in allegria.
Nello scambiarci gli indirizzi email e telefono, ho pensato di inserirli tra coloro che ricevono questo diario di bordo così possono continuare a seguire le mie avventure in barca. Ora anche loro mi leggono e li saluto calorosamente.
Istantanee di viaggio:
- Da noi sarebbe una rozza ma genuina trattoria con i tavoli all’esterno:
abbiamo mangiato pesce cotto in forni a legna di terracotta realizzati ad “interno di botte” con l’apertura dall’alto. Il pesce è inserito aperto sul fondo ed alle pareti vengono “appiccicate” a cuocere sottili focacce di pane di forma circolare.
- Portiamo su una piazzetta ì resti del pesce rimasto nei piatti per darlo ai gatti che hanno fatto le fusa sotto i tavoli durante la cena.
Immediatamente spuntano dei ragazzini che prendono i piatti e ingurgitano voracemente tutto quello che trovano: pelle, testa del pesce …
Non ce lo aspettavamo e restiamo a guardare letteralmente allibiti!
Roberto, molto sensibile, se ne fa un cruccio e ci ripensa per tutta la serata …
- Maria Teresa non tornerà a casa da qui.
L’incertezza del biglietto, i due giorni di attesa per partire, le difficoltà di viaggio per arrivare ad Asmara la fanno desistere… Verrà con noi fino a Gibuti e ripartirà da lì.
Riprendiamo il mare domenica pomeriggio e lascio Massawa con un lieve dispiacere.
Finora è stato uno dei luoghi più interessanti e avrei prolungato volentieri la sosta di qualche giorno.
…
Marco
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