in giro per il Canale
In giro per il Canale
La città principale è Port Said, con i suoi uffici, moschee, e grandi palazzi. Rimane tutta nella zona ovest, ossia in Africa.
Ma attraversando il canale con un traghetto – gratuito e attivo 24 ore su 24 – gli abitanti passano più volte al giorno con tutta tranquillità a Port Fouad. Ossia in Asia.
E la città è comunque vissuta come unica – il porto turistico è a Port Fouad, l’agenzia a Port Said, la spesa l’abbiamo fatta di qua; al ristorante o per comprare le schede telefoniche era meglio andare di là, …
L’acqua color mercurio dai riflessi petrol-chimici dove si rispecchiano le sagome dei grandi portacontainer;
le mille barchette che brulicano borbottanti, ma sicure ed inopportune come mosche;
i pinnacoli da cui proviene la cantilena dei muezzin …
Tutto risuona come in un caos “lontano” ed il tramonto rosso con le due palme stagliate al vento mi riporta ad immagini di Istambul …
Lunedì non si può ancora partire. C’è un passaggio di convogli militari e quindi per sicurezza … non si può utilizzare il canale.
Abbiamo sbrigato tutte le pratiche, abbiamo completato gli approvvigionamenti: adesso non resta che aspettare.
E’ una ottima occasione per andare un po’ in giro per mercatini e provare un ristorante egiziano. Poi finalmente arriva martedì. Finalmente salpiamo.
Nel canale di Suez non puoi issare le vele e non puoi neanche dirigere la tua imbarcazione.
Sale a bordo un pilota che prende, senza tanti complimenti, i comandi e ti porta fino ad Ismailia, tappa obbligatoria.
Non puoi fermarti prima. Non puoi pretendere di andare più avanti.
Ad Ismailia si entra in porto, dove bisogna pagare. Anche il pilota si aspetta un backscisch (una mancia) di circa 20$.
Ma quando attraverserai il canale di Suez ti suggerisco di portare con te un po’ di oggetti da regalare perchè te li chiederanno tutti: il pilota, gli uomini al porto, il militare in dogana …
Se hai stecche di sigarette, magliette, cappellini, coca cola, succhi di frutta …
riceverai molti sorrisi e si apriranno facilmente molte “porte”.
E lo stop ad Ismailia, alla fine, risulterà piuttosto piacevole.
Dopo una giornata in un canale diritto circondato da bassi argini di sabbia – ogni tanto vedi una radura di palme con postazioni di controllo militare, innumerevoli e immensi convogli navali e qualche tranquillo pescatore – finalmente il bacino si allarga.
Si entra in uno specchio lagunoso, placido, dove galleggiano immobili piante strane ed efflorescenze che ti costringono a navigare come in uno slalom.
L’atmosfera è diafana ed irreale, ma puoi scorgere tra il verde a terra, una serie di ville ben curate con muretti d’argine in pietra a secco realizzati con mirabile maestria.
Ismailia, proprio perchè situata a metà del tragitto, ha ospitato il quartier generale tecnico ai tempi della costruzione del canale e anche la dimora dell’ingegnere ideatore dell’opera.
Ci siamo concessi solo un breve giro dentro Ismailia ma, grazie anche a qualche errore del tassista, ci siamo resi conto che è una città particolarmente curata, forse non così elegante come nel periodo coloniale, ma attenta al turismo e con un lungomare – o meglio un lungocanale – ben tenuto, con numerosi alberghi, stabilimenti, locali, ecc.
La sosta ad Ismailia sarebbe favorevole per fare rifornimento:
pare che i doganieri – dietro versamento di backscisch, ma va!
– ti permettano di andare ad acquistare il gasolio direttamente alla pompa con le taniche, il che implica, ovviamente, un risparmio notevole.
Infatti non tutti ripartono subito, come i catamarani francesi che avevamo già incontrato a Port Said e con cui stiamo condividendo alcune fasi del viaggio.
Noi però non possiamo perdere la giornata e quindi non possiamo approfittarne.
Dobbiamo ripartire il mattino seguente con un nuovo pilota che ci porterà fino a Suez e che avevamo prenotato la sera precedente.
Gli accordi erano stati presi con Acmed, il responsabile del Marina, ma alle 10:30 il pilota ancora non si vede.
Decido di andare a cercarlo e arrivato alla sede dell’autorità del porto scopro, per di più, che non erano affatto informati della nostra partenza.
Ma anche qui, con un piccola mancia ad un personaggio in borghese – non si sa chi è ne da dove sia sbucato – il pilota si trova ed alle 11:45 siamo di nuovo in navigazione.
Arriviamo a Suez ormai a notte inoltrata. Con un certo disappunto del pilota perchè non gli ho permesso di forzare il motore di El Safir …
Marco
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