nov
06

il Mediterraneo è come un lago

il Mediterraneo è come un lago


canale di SuezAlle 3 di mattina Roberto mi dà il cambio, prende il comando dell’imbarcazione e inizia a districarsi tra le numerose navi alla fonda, che aspettando il momento del passaggio nel canale scaricano il contenuto delle cisterne nelle prese a mare degli oleodotti al largo di Port Said.

Invece di andare a dormire, mi sono messo a ripassare sul portolano le formalità che devo espletare una volta arrivati in porto.
Ho le istruzioni di Maurizio che è un “abituè” di queste pratiche – ha attraversato il canale ormai parecchie volte – ma per stare tranquillo voglio anche sentire in nostro agente; magari una telefonata in prossimità dell’arrivo.

Roberto, mentre studio, mi informa continuamente su ogni nave in vicinanza e di ogni … pericolo scampato, grazie alla sua attenzione!, e questa “premura” – che spezzetta il mio lavoro e mi abbassa la concentrazione – giunge in effetti gradita: lo fa per confortare se stesso ma in realtà rassicura molto anche me.

Ormai è di nuovo l’alba. La terza sul mare.
Dopo i primi giorni di assestamento ognuno a bordo ha preso i suoi tempi, il suo ruolo e la sua autonomia.
Ognuno ha le proprie cose a cui attendere.

Mentre scrivo mi passa di fianco Gianni in silenzio con uno sguardo perplesso. Non so neanche dove se ne vada e, come se la barca fosse un palazzo di 20 stanze, lo perdo di vista senza aver capito su cosa sta rimuginando.

Io guardo il mare.
Siamo già in prossimità dell’ingresso del Canale di Suez e l’acqua non è più di quel colore azzurro cobalto che abbiamo visto finora.

Come quando arrivi a Venezia, il mare prende un colore verdastro e sabbioso. E questo mi riporta alla mente un pensiero già pensato anni fa quando, risalendo l’Adriatico dalla Grecia, sono entrato per la prima volta in Laguna.

Il Mediterraneo è un mare chiuso e ha una fine.
Cosi come l’Adriatico finisce a Venezia così il Mediterraneo “si conclude” a Suez.
Stop, fine corsa, si scende.

Ora sono lì, con la costa davanti a me e la vedo come un limite: il Mediterraneo è finito, non si può più andare avanti.
Per proseguire bisogna scendere e continuare sulla terra, a piedi.

Il mare immenso, senza confini, ha una fine.
Solo tre giorni di navigazione lenta e già non ci sono più orizzonti.

Ricordo le sensazioni di avventura delle prime traversate “nel mare aperto” del canale d’Otranto (solo 42 miglia!) per tornare dalla Grecia all’Italia.

Sarà che si è mantenuto calmo durante tutta la traversata ma adesso il Mar Mediterraneo mi sembra un lago.

Questa esperienza sta cambiando radicalmente la mia percezione delle distanze in mare….

E il nostro turno. Ci infiliamo nel Canale.

Categorie : * Diario di bordo
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