| * Diario di bordo
Proprio a partire da Gibuti il mare si addentra per molte miglia all’interno del continente africano, verso ovest.
Un golfo apre la sua bocca al monsone dell’est.
Navighiamo piacevolmente nel golfo, dove il mare non si alza praticamente mai, veleggiando sospinti da venti di poppa.
Il ritorno sarà un’occasione per spingersi a vela anche sulla sponda nord, raggiungendo le bianchissime spiagge di Tajioura.
Oppure, rimanendo sulla costa sud del golfo, faremo rientro a Gibuti, intervallando piacevoli tappe, ad una riposante andatura a motore.
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Siamo a Gibuti. Ho portato El Safir fin quaggiù per effettuare crociere nel golfo.
Qui infatti, oltre alla bellezza del mare, dei fondali e della barriera corallina c’è la posibilità, abbastanza rara, di avvistare e di nuotare con gli squali balena.
Questi enormi bestioni, assolutamente pacifici, stazionano qui, prima della migrazione di febbraio, poichè le acque di Gibuti sono ricche di plancton, il loro nutrimento preferito.
Sono animali molto mansueti e si lasciano avvicinare volentieri. Sono quindi uno spettacolo veramente avvincente per gli appassionati sommozzatori ma anche per semplici neofiti dello snorkeling che, con pinne e maschera, riescono facilmente a nuotare sul pelo dell’acqua insieme a questi simpatici quanto strani animali di 8 – 10 metri.
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Il “Port Control Office” ci indirizza già via radio al posto in banchina. L’Ufficiale ci aspetta sul molo, è cortese e parla italiano
(poi scopro che è la stessa persona sentita per radio: un vero factotum! Qui a Massawa molta gente parla italiano.
Anche i giovani che non hanno vissuto il periodo coloniale)
In breve ci informa sulle procedure da sbrigare: pagamento del porto, pratica all’ufficio immigrazione, rifornimenti d’acqua e di gasolio.
Il visto d’ingresso sul passaporto non occorre se giri per la città ma è necessario per andare fino ad Asmara. Maria Teresa vorrebbe prendere l’aereo per l’Italia e quindi lei ed io decidiamo di richiederlo per andare in aeroporto.
Sono 40 USD a testa ed una fototessera. Incredibile, ce l’abbiamo entrambi.
Tutto merito dei saggi consigli di Federico, il nostro consulente turistico. continua→
Sto attraversando la barriera corallina e non posso neanche vederla.
Mannaggia a questo trasferimento, così lungo che non ci consente fermate per capire dove siamo.
Questo mar Rosso è ancora troppo … sconosciuto.
La costa sudanese è tutta orlata di reefs impenetrabili, ma ogni tanto si aprono degli squarci, si formano delle marse dove sarebbe bello avventurarsi.
Alcune sono profonde come fiordi, anche alcune miglia, e promettono sorprendenti, affascinanti scenari.
A sud di port Sudan, all’interno di un canale molto ramificato, c’è la città di Suakin; pare sia molto graziosa e anche Kito pensava di farci una sosta.
Ho letto poi dal libro di Carlo Auriemma che ci sarebbe nei paraggi un’antica città scomparsa dal fascino insuperabile.
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Gianni ha appena fatto il bagno, legato ad una cima mentre la barca fila, quando un grosso squalo, con la sua pinna irsuta fuori dall’acqua, si è messo a nuotare incollato alla poppa di El Safir.
Per alcuni lunghi minuti il muso spunta, a pelo d’acqua a pochi centimetri dal timone.
E sott’acqua prosegue con tre metri di muscoli, nervi, pinne e denti.
La sua nuotata è tranquilla, quasi rallentata …
Sarà la suggestione, ma ci sembra solo una calma apparente. Ed è così vicino …
Un pò di timore ci si legge in faccia …
al pensiero di un improvviso scatto contro la barca … continua→
Il sole è ancora nascosto – forse è dietro il container che sta passando – quando molliamo gli ormeggi.
Se non fosse che per uscire dal porto in sicurezza non ci sarebbe neanche bisogno di accendere il motore: una bella brezza di vento spira dietro di noi. Leggera, ma si fa sentire.
Abbiamo veramente lasciato il Mediterraneo addormentato?
Forse da ora potremo veleggiare nel silenzio dei motori con un piacevole vento alle spalle. Non resistiamo un minuto di più e issiamo un colorato MPS che si gonfia a prua della barca. Quasi uno spinnaker.
El Safir ha come un ruggito: si impenna, fa friggere l’acqua sotto di sé prima di scaricarla da poppa e si mette di fianco, come per guardare meglio il punto lontano dove mirare. Il golfo è ancora stretto e osservando la rotta delle grandi navi ci teniamo sul bordo più esterno del canale. Non si sa mai … continua→
Siamo nel golfo di Gibuti, il mare è calmo e spira un vento gentile.
Usciti dal porto di Massawa abbiamo di fronte a noi un nugolo quasi inestricabile di isole coralline: le Dahlak.
Sono nato e vissuto in Italia. I miei riferimenti sono stati sempre – senza che me ne rendessi conto – nel Mediterraneo.


