| dicembre, 2009
Massawa
Il “Port Control Office” ci indirizza già via radio al posto in banchina. L’Ufficiale ci aspetta sul molo, è cortese e parla italiano
(poi scopro che è la stessa persona sentita per radio: un vero factotum! Qui a Massawa molta gente parla italiano.
Anche i giovani che non hanno vissuto il periodo coloniale)
In breve ci informa sulle procedure da sbrigare: pagamento del porto, pratica all’ufficio immigrazione, rifornimenti d’acqua e di gasolio.
Il visto d’ingresso sul passaporto non occorre se giri per la città ma è necessario per andare fino ad Asmara. Maria Teresa vorrebbe prendere l’aereo per l’Italia e quindi lei ed io decidiamo di richiederlo per andare in aeroporto.
Sono 40 USD a testa ed una fototessera. Incredibile, ce l’abbiamo entrambi.
Tutto merito dei saggi consigli di Federico, il nostro consulente turistico. continua→
Sconosciuto in mare
Sto attraversando la barriera corallina e non posso neanche vederla.
Mannaggia a questo trasferimento, così lungo che non ci consente fermate per capire dove siamo.
Questo mar Rosso è ancora troppo … sconosciuto.
La costa sudanese è tutta orlata di reefs impenetrabili, ma ogni tanto si aprono degli squarci, si formano delle marse dove sarebbe bello avventurarsi.
Alcune sono profonde come fiordi, anche alcune miglia, e promettono sorprendenti, affascinanti scenari.
A sud di port Sudan, all’interno di un canale molto ramificato, c’è la città di Suakin; pare sia molto graziosa e anche Kito pensava di farci una sosta.
Ho letto poi dal libro di Carlo Auriemma che ci sarebbe nei paraggi un’antica città scomparsa dal fascino insuperabile.
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Siamo nel golfo di Gibuti, il mare è calmo e spira un vento gentile.
Usciti dal porto di Massawa abbiamo di fronte a noi un nugolo quasi inestricabile di isole coralline: le Dahlak.




