| novembre, 2009

il rimprovero dello squalo

sharkGianni ha appena fatto il bagno, legato ad una cima mentre la barca fila, quando un grosso squalo, con la sua pinna irsuta fuori dall’acqua, si è messo a nuotare incollato alla poppa di El Safir.

Per alcuni lunghi minuti il muso spunta, a pelo d’acqua a pochi centimetri dal timone.
E sott’acqua prosegue con tre metri di muscoli, nervi, pinne e denti.

La sua nuotata è tranquilla, quasi rallentata …
Sarà la suggestione, ma ci sembra solo una calma apparente. Ed è così vicino …
Un pò di timore ci si legge in faccia …
al pensiero di un improvviso scatto contro la barca … continua→

Un singolo, intenso ricordo di viaggio

burqa
Quindici giorni fa Maurizio è passato qui con il Boreas.

Mi ha scritto che era sotto 30 nodi di vento da nord, che almeno fino a Massawa sarebbe stata tutta una divertente cavalcata sul vento, che avrebbe desiderato stare su El Safir per potersela godere al meglio.

Ma le previsioni scaricate oggi da internet dicono altro. Dicono che anche qui il tempo comincia a fare scherzi strani. Noi lo sappiamo ma non vogliamo crederci.

Perchè la veleggiata di ieri e di stanotte ci ha fatto illudere, e speriamo, contro ogni previsione, di trovare ancora vento.
continua→

il golfo a “rotoloni”

catamaranoIl sole è ancora nascosto – forse è dietro il container che sta passando – quando molliamo gli ormeggi.
Se non fosse che per uscire dal porto in sicurezza non ci sarebbe neanche bisogno di accendere il motore: una bella brezza di vento spira dietro di noi. Leggera, ma si fa sentire.

Abbiamo veramente lasciato il Mediterraneo addormentato?

Forse da ora potremo veleggiare nel silenzio dei motori con un piacevole vento alle spalle. Non resistiamo un minuto di più e issiamo un colorato MPS che si gonfia a prua della barca. Quasi uno spinnaker.

El Safir ha come un ruggito: si impenna, fa friggere l’acqua sotto di sé prima di scaricarla da poppa e si mette di fianco, come per guardare meglio il punto lontano dove mirare. Il golfo è ancora stretto e osservando la rotta delle grandi navi ci teniamo sul bordo più esterno del canale. Non si sa mai … continua→

nov
16

Suez

Suez

SuezSono nato e vissuto in Italia. I miei riferimenti sono stati sempre – senza che me ne rendessi conto – nel Mediterraneo.
Un Mediterraneo europeo, che si estende con le sue terre fino ai paesi del Nord; un Mediterraneo asiatico, di fatto assolutamente presente; un Mediterraneo africano.

Un Mediterraneo come una culla che mi ha contenuto, in cui mi sento spiritualmente inserito e che mi dà “le misure”.

Al di fuori: la mancanza di dimensione; i confini che non ci sono (dove finisce cosa …), l’impossibilità di percepire sulla pelle le misure e di trattenere in sé il senso degli spazi, sconfinati appunto. continua→

In giro per il Canale

port fouadLa città principale è Port Said, con i suoi uffici, moschee, e grandi palazzi. Rimane tutta nella zona ovest, ossia in Africa.

Ma attraversando il canale con un traghetto – gratuito e attivo 24 ore su 24 – gli abitanti passano più volte al giorno con tutta tranquillità a Port Fouad. Ossia in Asia.

E la città è comunque vissuta come unica – il porto turistico è a Port Fouad, l’agenzia a Port Said, la spesa l’abbiamo fatta di qua; al ristorante o per comprare le schede telefoniche era meglio andare di là, … continua→

Port Said: inizia l’avventura in mar Rosso

burocraziaSiamo davanti a Port Said ed imbocchiamo le boe che ci segnalano l’ingresso nel Canale di Suez.

Ci dirigiamo immediatamente alla darsena del Port Fouad Yacht Center, dove siamo attesi dall’incaricato della compagnia che ci sbrigherà le pratiche di dogana e per l’autorizzazione al passaggio.

E qui infatti che gli yachts turistici si devono fermare; alcuni ufficiali salgono a bordo per effettuare una formale visita igienico-sanitaria (a noi hanno solo controllato la febbre, con lo stesso apparecchio che avevano infilato nelle orecchie di chissà quante altre persone!) e per misurare l’imbarcazione ovvero …
per calcolare il prezzo della tassa! continua→

il Mediterraneo è come un lago

canale di SuezAlle 3 di mattina Roberto mi dà il cambio, prende il comando dell’imbarcazione e inizia a districarsi tra le numerose navi alla fonda, che aspettando il momento del passaggio nel canale scaricano il contenuto delle cisterne nelle prese a mare degli oleodotti al largo di Port Said.

Invece di andare a dormire, mi sono messo a ripassare sul portolano le formalità che devo espletare una volta arrivati in porto.
Ho le istruzioni di Maurizio che è un “abituè” di queste pratiche – ha attraversato il canale ormai parecchie volte – ma per stare tranquillo voglio anche sentire in nostro agente; magari una telefonata in prossimità dell’arrivo.
continua→

La voce della luna

moonlightRiflessioni di una notte di veglia.

E’ notte. La luna non è ancora sorta.
Navighiamo in un mare immobile come olio.
Si scorge un bagliore diffuso verso sud. Non mi aspetto di vedere sorgere la luna in quella direzione, probabilmente stiamo superando in lontananza la città di Alessandria.

La prua della barca che avanza incide leggermente la superficie liquida uniforme e crea una piccola onda sfuggente, sulla quale rotolano e si aggomitolano migliaia di goccioline fosforescenti.
continua→

Il canto delle balene

due baleneLe tappe di navigazione sono lunghe – tre o quattro giorni per arrivare da Vibo Valentia a Kythira o da Kythira a Port Said – e il tempo a bordo sembra passare lentamente.

Abbiamo sistemato tutto quello che si poteva sistemare.

Meglio non avere ansie e godere di questa situazione di viaggio.
Fare il punto nave, controllare rotta e stato del mare; ma anche leggere, rilassarsi al sole – è ottobre ma qui è ancora estate piena durante il giorno – sgranchirsi con qualche movimento e mantenere quelle piccole abitudini quotidiane che danno un ritmo alla giornata.

Come quella di scrivere un diario di bordo.

continua→